Una rete wifi a microcelle (2.4 ghz) è costituita da piccole antenne con una  potenza di emissione di 100 mW (milliwatt); il cellulare che normalmente viene indossato arriva invece a 1.5-2 Watt.

In una città (centro urbano) se si mette il pc o l'antenna del proprio smartphone sul balcone di casa si rilevano almeno un 30-40 reti wlan "domestiche" molte delle quali sono costituite dai router wireless che danno in uso i vari gestori telefonici Telecom Italia, Fastweb, Infostrada.


Sono tutte "potenzialmente rimpiazzabili" con una sola (quella nostra comune) nello stesso raggio dato che la potenza di emissione è ESATTAMENTE LA STESSA (per legge). Questo non toglie che spesso contando sul fatto che è virtualmente impossibile un controllo capillare da parte degli organi preposti, ci siano molti "costruttori di router" che superano di percentuali "apprezzabili" la potenza massima di emissione prevista per legge in un limite, come detto in precedenza, di 100mWatt per questo tipo di apparati. In pratica in ambiente urbano tu hai già oggi un affollamento di segnali (30-40 wlan "domestiche" in media) nel raggio di 100-150 metri alcuni dei quali "sopra le righe", vale a dire sopra il limite massimo consentito come potenza emissiva di un singolo apparato. E questo senza che tu ne tragga alcun vantaggio, anzi...

Quella che vogliamo esporre è una "visione complessiva":

Se lo si affronta un "pezzo per volta" e troppo "da vicino" in senso "specialistico" si rischia di avere una idea piuttosto limitata e a corto raggio dei problemi. Un esempio pratico proprio quello del Wi-Fi inteso come "rete collettiva condivisa e indivisa" spesso ci si dimentica della enorme diffusione che questo mezzo (se poi ci aggiungi il bluetooth i numeri raddoppiano quasi) ha come mezzo "privato" o "individuale". Considera che praticamente ormai non esiste dispositvo (dal laptop al mobile più economico + telefoni + ipod + stampanti + diavolerie domotiche varie) che non sia dotato di connettività di questo genere (si vendono oltre 900 milioni di chipset wifi (con o senza bluetooth integrato o separato) all'anno! In termini pratici (a ben vedere) c'è già tutto o quasi quello che noi vogliamo fare... solo che non lo "percepiamo" e non ne misuriamo l'impatto sociale e potenzialmente collettivo.

Lo stesso vale per i cellulari (il gsm o umts o LTE) se li prendi "un pezzo alla volta"...

Le comunicazioni devono andare (e ci andranno comunque inevitabilmente in termini tecnologici) verso la progressiva integrazione tra i vari mezzi! E i loro "valori e disvalori" vanno valutati in termini "complessivi" guardando a quello che già c'è, a come (ove possibile) può essere usato (perché no?) anche riducendo il danno (ove esista) o sostituendo e integrando tecnologie meno pericolose ove possibile. Sta a noi il compito di "guidare" la tecnologia dove "ci serve" e nel modo che "ci serve" senza aspettarsi certo "favori" dalle telco o altri. Se non ci pensiamo noi non ci pensa nessuno... anzi!

Un esempio pratico è proprio quello che abbiamo riportato: perché avere 30-40 celle "individuali-casalinghe" Wi-Fi sulla stessa area se una o due bastano a sostituirle potenzialmente tutte? Perché usare il cellulare in modo umts-gsm-lte se puoi usare una microcella Wi-Fi (10 volte meno la sua potenza di emissione)? Certo a volte non è possibile, in ambiente non urbano o a lunghe distanze toccherà rassegnarsi... (almeno in parte).

Ma quando una cosa è un vantaggio dal punto di vista sociale e economico (come nel nostro caso), lo è praticamente sempre anche dal punto di vista dell'impatto sull'ambiente e sulla qualità della vita. E lo è per un motivo praticamente ovvio (se ci si pensa bene): una risorsa condivisa "spende/consuma meno" per produrre lo stesso risultato praticamente sempre.